Il 9 e 10 ottobre, nella nostra sede nazionale di Pietrelcina, è partita la prima due giorni della Scuola di Economia Vitale, organizzata in collaborazione con la Scuola di Economia Civile. È un percorso formativo pensato per chi vuole acquisire gli strumenti, le competenze e lo sguardo critico necessari a guidare il cambiamento nelle imprese, nelle comunità e nei territori, a partire da una revisione delle certezze economiche e sociali con cui siamo cresciuti.
Perché formarsi significa anzitutto imparare a porre le domande giuste. Il mercato sa davvero regolarsi da solo? Crescita e benessere sono sempre la stessa cosa? Il profitto può essere l’unico metro per misurare il successo di un sistema?
Da queste domande è partito il corso “Radici di Pace: l’economia meridiana nel futuro dell’Europa”, che ha attraversato la storia dell’integrazione europea, le prospettive dell’economia civile e vitale e il contributo delle radici meridiane alla costruzione di nuovi modelli economici e sociali.
Le voci di questo primo appuntamento
▪️ Giuseppe Marotta, professore emerito dell’Università degli Studi del Sannio e autore del volume Dalla razionalità economica alla razionalità della vita, ha inaugurato la Scuola e ne ha approfondito la prospettiva. La Scuola nasce dall’esigenza di un nuovo paradigma economico, capace di affrontare la complessità delle dinamiche economiche e sociali di oggi, e mira a formare imprenditori sociali, operatori sociali, docenti e professionisti locali sui modelli di intervento comunitari e sull’economia vitale.
▪️ Luca Jahier, esperto di cooperazione internazionale e politica europea, già presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), ha raccontato la lenta costruzione dell’unità politica europea, a partire dall’integrazione economica e dal legame tra economia e pace. Ha mostrato come l’Europa sia passata da continente di guerra ad area di pace duratura, con successi come Erasmus e la diffusione degli standard europei attraverso gli accordi commerciali. Ha poi affrontato le sfide globali: gli effetti della globalizzazione, le occasioni strategiche perse per mancanza di coordinamento, gli assi della Commissione europea e il ruolo del CESE, che rappresenta 100 milioni di europei organizzati.
▪️ Anna Teselli, direttrice della Progettazione Strategica di Sale della Terra, ha proposto una riflessione critica sul nuovo paradigma dell’economia vitale nelle politiche di coesione europee: i piani nazionali di riforma, più centralizzati, rischiano di indebolire l’approccio territoriale e il coinvolgimento delle comunità, lasciando indietro i territori più fragili. Da qui l’idea di costruire una comunità di pratiche territoriali che unisca impresa, lavoro, rigenerazione urbana e inclusione sociale, formando “costruttori di ponti” capaci di tradurre la teoria in pratica.
▪️ Luigino Bruni, presidente della Scuola di Economia Civile e docente alla LUMSA, e Leonardo Laterza, dottore di ricerca in Scienze dell’Economia Civile presso la stessa università, hanno guidato un dialogo su meridionalismo attivo ed economia civile, partendo dall’esperienza di Danilo Dolci, il “Gandhi della Sicilia”. Negli anni Cinquanta e Sessanta Dolci seppe unire l’aiuto immediato a strumenti capaci di durare nel tempo: le inchieste sulla miseria, le cooperative, un consorzio per la gestione dell’acqua. Il confronto si è poi spostato sul “paradigma vegetale”: come le piante, le cooperative affondano radici profonde nel territorio e si organizzano attorno a più centri decisionali. Da qui un invito a restare piccoli, come Francesco d’Assisi, per custodire la purezza degli ideali.
Un cammino che continua
Dalle istituzioni europee ai territori del Sud, dalle cooperative di Dolci alle comunità di pratiche di oggi, è emerso un filo comune: l’economia non è una scienza neutrale, ma una scelta su che cosa mettiamo al centro. Le risposte alle domande da cui siamo partiti non si trovano nei modelli astratti, ma nelle relazioni, nei territori e nella capacità di costruire ponti tra chi pensa e chi agisce.
Questa prima due giorni è solo l’inizio. La Scuola di Economia Vitale continuerà a essere uno spazio in cui ripensare insieme il modo di produrre, lavorare e stare insieme, perché cambiare l’economia significa, in fondo, cambiare il modo in cui abitiamo il mondo.









